venerdì 24 ottobre 2008

Un ennesima lezione di vita

Questa volta non mi è arrivata da una nonna che adoro; non mi è arrivata nemmeno da una calorosa amicizia.
No, mi è arrivata da un perfetto sconosciuto. Un signore, sulla sessantina, con un italiano sconclusionato e un magnifico sorriso. Un signore di colore , con una dignità ineguagliabile.
Stavo per scendere dal treno. Ero praticamente semi appisolata sui gradini, in attesa che terminasse la sua corsa e lui era lì, poco lontano dalle porte, che si appoggiava ad un ombrello.
Mi giro e lo vedo guardare un possibile orizzonte. Non guardava nessuno e nulla in particolare.
Semplicemente sorrideva.
Si gira, incrociamo lo sguardo e sorride. Sorride ad un estranea con moltissima cortesia.
"ehhh sì, si è stanchi a quest'ora"
Io lo fisso abbozzo un sorriso, ma non rispondo.
"Eppure"- continua- " non bisogna fermarsi. Sa, io arrivo a casa e studio. E non è mica semplice. Oramai sono 58 anni che non faccio altro che studiare. Perchè bisogna vincere. Vincere sempre. Vincere la stanchezza, vincere, la noia e vincere tutto. Ahhh sì, sì, si deve studiare sempre qualcosa; perchè altrimenti ci si spegne."
Io ero semplicemente sbaccalita. E far tacere me..mica è semplice nee.
Continuava a parlare sorridendo.
"perchè...si invecchia solo quando non si ha più voglia di imparare".
Il treno si ferma, le porte si aprono.
Io gli faccio cenno di passare. Lui allarga ancora di più il suo sorriso e mi risponde:" prego signorina..sempre prima le donne, le pare?"
Non mi resta altro che rispondere, finalmente, a quel sorriso.
Nel momento stesso in cui lo faccio, non posso fare a meno di pensare che una sono cogliona, che ha capito davvero poco dalla vita.

domenica 19 ottobre 2008

Pan biscotto al cioccolato farcito


Finalmente una giornata tranquilla.
Dopo settimane di stress e momenti telecinetici, pare che tutto stia tornando alla tranquillità.

Quindi... torta!
In realtà l'ho preparata per festeggiare il compleanno del mio migliore amico, ma come si sa ogni momento è buono per fare un dolce!

Questo dolce è una torta farcita composta da una base al cioccolato che si può sfruttare in diversi modi (dalla farcitura, all'inzuppo nel latte la mattina...) e uno strato di crema ai mirtilli (sostituibile da qualunque ripieno voi vogliate)

Ingredienti per il pan biscotto

-cacao amaro 30 g.
-farina 80 g.
-uova 3
-zucchero semolato 200 g.
-lievito 1/2 cucchiaino
-burro per la teglia 20 g.
-sale fino un pizzico

Setacciare in una ciotola la farina con il lievito e il cacao amaro.
Sgusciate le uova, separando i tuorli dagli albumi in due ciotole.
Montate i tuorli con lo zucchero per 10 minuti con una frusta elettrica, devono diventare gonfi, amalgamate man mano 50 ml di acqua fredda.
Incorporate ai tuorli, poco alla volta, la farina ed il cacao mescolati.
Montate gli albumi a neve ferma con il sale fino, per 10 minuti con la frusta elettrica.
Incorporateli al composto di uova, poco alla volta, lavorandoli dal basso verso l'alto con la frusta a mano per mantenere gonfia la preparazione.
Fate ammorbidire il burro a temperatura ambiente.
Coprite la placca del forno con un foglio di carta da forno, inumidito e strizzato.
Spennellatelo con il burro ammorbidito.
Versate il composto al cioccolato; deve allargarsi uniformemente ed avere un spessore di circa 8-10 mm.
Accendere il forno a 200°; infornare la placca per 13minuti (la preparazione gonfierà leggermente).
Sfornate la placca , capovolgete delicatamente il biscotto sul piano di lavoro o su una gratella ed eliminare la carta da forno.

Ingredienti per la farcitura

-liquore tipo limoncello
-tuorlo 1
-latte 150 ml
-fecola 2 cucchiai
-zucchero semolato 50 g.
-zucchero a velo 60 g.
-stecca di vaniglia 1 (sostituibile con una bustina di vaniglina)
-panna liquida 400 ml.
-mirtilli (purtroppo io li ho trovati solo surgelati) 200 g.
-sale fino un pizzico
-filetti di mandorle 50 g.
-gelatina di albicocche 40 g.
- uva nera per decorare (se trovate i mirtilli freschi usateli anche per la decorazione)

Versate il tuorlo, il sale e lo zucchero semolato in un tegamino, mescolate bene gli ingredienti , aggiungete la stecca di vaniglia, la fecola e 130 ml di latte a filo.
Mescolate con una frusta a mano (o un cucchiaio di legno) per amalgamare bene gli ingredienti e non formare grumi.
Portate a ebollizione, continuando a mescolare per 5/6 minuti . Eliminare la stecca di vaniglia e togliete il pentolino dal fuoco. Lasciate raffreddare, mescolando spesso per evitare che la preparazione si addensi in superficie.
Montate in una ciotola la panna con lo zucchero a velo, per 10 minuti con la frusta elettrica (deve risultare bella soda).
Incorporatene metà alla crema pasticcera , oramai freddata, lavorando il composto dal basso verso l'alto (deve rimanere gonfio).

La composizione:
Prelevate il pan biscotto raffreddato.
Tagliatelo in due parti uguali.
Scongelate i mirtilli (lavate ed asciugateli bene , se sono freschi) , eliminate l'acqua che avranno certamente formato, ed incorporateli pochi alla volta nella crema pasticcera.
Versate il liquore in una ciotolina ed allungatelo con 1/2 cucchiai di acqua fredda.
Disponete la prima fetta di pan biscotto su un apposito cartoncino da dolci (o sul piatto da presentazione).
Spennellatelo con parte del liquore.
Stendete la crema pasticcera con una paletta inumidita, e formate uno strato spesso 2-3 cm.
Adagiate il secondo strato di pan biscotto e premete leggermente con le mani per compattare la preparazione.
Spennellatelo con il liquore rimasto.

La decorazione:
Fare ammorbidire la gelatina di albicocche in un pentolino per 1 minuto.
Coprite il bordo del dolce con una parte della panna montata tenuta da parte.
Raccogliete la panna rimasta in una tasca da pasticcere (io ho usato la spara biscotti regalatami per il mio compleanno da Ptasie).
Stendete sulla superficie del dolce un leggero strato di gelatina di albicocche (usate un pennello o un coltello a lama liscia).
Formate sulla superficie del dolce una decorazione di chicchi d'uva alternati a "striscie" di panna (che farete con la sacca da pasticcere) e filetti di mandorle.
Trasferite il tutto in frigo fino al momento di servire.

mercoledì 15 ottobre 2008

Vi chiedo scusa

Sono un paio di settimane che non riesco nemmeno a salutarvi.
Non riesco a ritagliare trenta minuti per passare dai vostri magnifici blog a lasciarvi un saluto o un commento.
Mi spiace. Sono davvero rammaricata di ciò, ma sono oberata di cose da fare in ufficio.
A questo si aggiunge che sono stata a Torino per 5 giorni e che la sera crollo di sonno alle 9:30 (manco lavorassi in miniera...).
Approfitto di questo post per abbracciarvi al volo, per dirvi che mi mancate e che presto tornerò da voi.

Buon proseguimento a tutti cari amici

domenica 5 ottobre 2008

Schiacciata all'uva

La scusa ufficiale è stata quella di passare un fine settimana in montagna, a casa di un caro amico...il risultato è stata questa magnifica torta presa direttamente dal sito di Gallina Vecchia

Per la foto vi rimando al sito da cui ho preso la ricetta, perchè non ho fatto nemmeno in tempo a scattarne una ...

Indubbiamente il profumo e l'aspetto sono invidiabili e davvero sorprendenti.
Un mix fra croccantezza e morbidezza assolutamente goduriosi!

Vi riporto la ricetta esattamente come la spiega la carissima Gallina.

Ingredienti:
1 kg. di uva nera da vino
400 gr.di farina
200 gr. di zucchero
1 bustina di lievito di birra disidratato
olio extra vergine di oliva
un cucchiaino di sale fino
acqua

Preparazione:
Impastare a mano o con l’ausilio del mixer la farina, il sale, 4 cucchiai di olio, 4 cucchiai di zucchero, il lievito e un bicchiere di acqua tiepida. Dopo aver impastato bene, fare una palla e lasciarla lievitare per 1 ora, coperta da un asciughino e in un luogo riparato da sbalzi di temperatura. Prendere circa 2/3 dell'impasto e stendere una sfoglia sottile. Ricoprire il fondo di una teglia da forno rettangolare con carta da forno unta d’olio e metterci la sfoglia, lasciando i bordi di pasta alti. Metterci sopra circa 700 gr. di acini d’uva, precedentemente lavati. Spargere sull’uva tre cucchiai di zucchero e irrorare con un bel giro di olio. Stendere a sfoglia anche la pasta rimanente, con la quale ricoprire l’uva ripiegando i lembi della sfoglia sottostante sopra la nuova sfoglia. Ricoprire con gli acini d’uva rimasti, premendoli leggermente sulla sfoglia, spargere altri tre cucchiai di zucchero e nuovo giro di olio. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per un’ora. A cottura ultimata, far raffreddare completamente a temperatura ambiente. Dovrebbe essere mangiata il giorno dopo, quando il succo d'uva sarà ben penetrato nell'impasto. Non mettere in frigorifero.

martedì 30 settembre 2008

La vendemmia









Il motoscafo

Entro in acqua assolutamente motivata, ma mi smonto appena vedo quella sorta di motoscafo che sta in corsia con me.
Motoscafo è decisamente il termine gli si addice; sia per il volume d'acqua che smuove ad ogni gambata, sia perché, nel mentre che io sbrelicco gli occhialini, lui ha già fatto 10 vasche.
Alla terza vasca la mia ammirazione/invidia, per la sua nuotata, comincia a mutare.
Alla quarta vasca è già un trifolamento di palle.
'Sto tizio non solo mi annega ogni volta che puntualmente mi supera, cosa che già basta a farmi girare l'anima...ma per poco non mi spadella una piedata in faccia nel momento stesso in cui fa la capriola ripartendo.
Odio queste cose...anzi non le tollero.
Ma mi tocca stare zitta dopo tutto, lui è un Rosolino "de nojatri" ed io non sono la proprietaria della corsia.
Avrei potuto spostarmi, ma erano tutte piene...ed ora capisco il perché. Nessuno voleva stare in vasca con il motoscafo.
Proseguo non pensandoci...
Termino la mia vasca e me lo sento con il fiato sul collo. Mi sbrigo a mettermi di lato, per farlo passare (con la scusa riprendo fiato). Si ferma, riprende fiato pure lui (ah ma allora pure tu respiri!!)e appena prima di ripartire si gira verso di me (tutta rannicchiata nel mio angolino) e mi fa con un mezzo sorriso :
" tranquilla...non ti tocco mica"
Io lo guardo con aria interrogativa e lui mi dimostra che non mi smentisco mai...
" dicevo di stare tranquilla che non ti tocco, faccio attenzione...ho visto prima che mi hai guardato malissimo..."
Chiaramente, la mia espressione è inequivocabile.
"ma noooo, fugarti, lo so che non mi tocchi..è che probabilmente, essendo tu una sorta di motoscafo, ti impiccio" questo è quello che ho detto.
"ah meno male che l'hai capito..." questo è quello che ho pensato

" no perché sai...una volta facevo nuoto a livello agonistico..ora mi alleno per conto mio..."

Ma dai??? non sie era capito che eri un figo...

Mi osserva con aria poco convinta e riparte.
Io giro gli occhi al cielo, sospiro e riparto con le mie mediocri vasche, lasciando il motoscafo al suo allenamento.

mercoledì 24 settembre 2008

In treno

Ieri sera in treno, non avevo nulla da leggere, e mi sono ritrovata a sfogliare svogliatamente una rivista.
Volto l'ennesima pagina patinata, e alzo sbadatamente lo sguardo.

Lo vedo pochi sedili davanti a me, seduto contro il senso di marcia.
Vent'anni al massimo.
Ha delle mani stupende, lunghe a affusolate (sì lo so...ho un'ossessione per le mani..che ci devo fare???). Le tipiche mani che la gente definirebbe "da pianista". Io invece me lo immagino suonare la chitarra. Credo che questo sia dovuto ai tre anelli che porta. Sono d'argento a fascetta; due sulla mano destra, all'indice e al pollice e uno sull'indice della mano sinistra. Danno un tono rock a quelle bellissime mani.

Sposto lo sguardo sul suo viso. E' un bel ragazzo. Fatto di una bellezza particolare non stucchevole. Ha i capelli lunghi, legati a coda, basette lunghe che si uniscono ad una sorta di barbetta.
Sì, decisamente una bellezza insolita. Acerba ma che sa di selvaggio.
E' indubbiamente fidanzato. Lo capisco dal ciondolo che porta al collo. Uno di quelle metà di cuore che si è soliti regalare tra i ragazzi.
Mi immagino la sua fidanzata. Non so perché, ma un tipo così, me lo vedo bene con una donna semplice.
Bella, ma che tende a passare inosservata.
Un tipo del genere, mi immagino che abbia quel qualcosa in più ,che gli permette di trovare affascinante una donna apparentemente anonima.
Mi immagino la loro storia d'amore un po' struggente, come quelle che si vivono a quell'età. Quelle che si crede possano durare tutta la vita.

Sorride ai suoi compagni di viaggio, ed improvvisamente volta lo sguardo verso di me. Incrociamo gli occhi per un solo istante.
Mi guarda, accenna ad un mezzo sorriso, e pare chiedermi da quanto tempo il mio sguardo è posato sulla sua figura.

Ritorno alla mia inutile rivista, pensando a chi sarà il prossimo ad attirare la mia attenzione.

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