domenica 26 settembre 2010

So cool...


Nuova giostra, nuovo giro.
Ho l'ennesimo lavoro nuovo. Ce l'ho da venerdì sera.
Lavoro già ai Parioli dalla fine di agosto, ma è una situazione che non si sta definendo e che mi porta a fare praticamente volontariato (8 ore di lavoro per 500€...). Non se po fà.
Manco CV sempre e comunque, butto le esce sperando prima o poi di pescare il pesce del lavoro giusto.
"società di servizi ricerca segretaria partime"
Ma s, anche questo va bene...tutto fa brodo.

"Buongiorno, chiamo per l'invio del tuo CV saremmo interessati ad un colloquio. Noi siamo ai Parioli..."
Fantastico, penso...io già ci lavoro sarei comodissima! Accetto ovviamente il primo incontro.

Mi apre una ragazza di 33\34 anni anzi no... ne ha 28 nascosti da un trucco vistosissimo.
E' alta quanto me...anzi no sta su 15 cm di scarpe con tacco a spillo e plateau.
E' bella e vistosa.
Capelli lunghissimi neri ricci ricci, pantaloni sega passera e top dorato.
Ma come cazzarola respira in quei pantaloni??? ma come resiste con un toppino micro, quando io ho una maglietta e la giacca??? ma come fa a non slogarsi una caviglia su quelle scarpe??
Ai posteri l'ardua risposta.

"Ciao bella!"
- ciao bella???? ma ci conosciamo?
"il capo ha avuto un ritardo, intanto facciamo due chiacchiere io e te"
-sarà incinto 'sto capo con il ritardo?-
"Guarda noi ci occupiamo di eventi, noi organizziamo gli eventi più cool della notte romana. Noi siamo l'agenzia più cool della città. Noi siamo conosciuto per tutti locali della notte cool romana"
-l'ho capito che siete cool...basta...quante volte lo vuoi sottolineare???-
" Sai noi vendiamo immagine...ed io ci metto un bell OK con punto esclamativo sul tuo CV, così con il mio con punto esclamativo vedrai che ti richiamano"
-minchia, meno male che ci metti tu il punto esclamativo...-
"sai ho fatto una quindicina di colloqui e non per offendere, ma insomma....anche gente con il cervello...ma noi..."
-aspetta un po', fammi indovinare...voi vendete immagine-
"vendiamo immagine! Cioè alla fine qui passano tutti DJ, PR, ONOREVOLI...Cioè tanto per dirti io ieri sera salutavo il sindaco"
- sì, si nota che voi vendete immagine...decisamente si nota-
"ci saranno giorni in cui penserai che non c'è molto da fare e magari te ne stai mezza giornata su facebook, e poi magari ti entrano due PR, un DJ e tre FORNITORI"
-ma è una barzelletta??? -
"e tu non saprai più da che parte girarti, ma tanto insomma si vede che sei anche intelligente vedrai che te la cavi!
-ANCHE intelligente..no dico ANCHE?????-
"ah e poi guarda ti dico una cosa come se fossimo amiche...se ti chiedono se vuoi figli di NO mi raccomando!!!"
- eh sì...siamo proprio amiche...-
"Senti, visto che il capo tarda ti lascio andare a mangiare, io tanto ci ho messo l'OK!!! quindi vedrai che ti richiamano, perché l'aspetto che l'hai e insomma , anche il curriculim c'è quindi stai tranquilla!"
- oh mio dio...ma questa da dove è uscita??? ah già dimenticavo loro sono cool e vendono immagine-
"ah comunque la tua maglietta è da PAURAA, io adoro le mini!!"
-la maglietta con la stampa della mini è da paura????? eeehhh la mamma, coooool pure lei, visto che che me l'ha regalata!-
Le stringo la mano e mi congedo intanto mi domando se gli interessa una segretaria o una cubista.

Passano due ore e mi richiama dicendomi che i capi (mo sono diventati due) domani sono nuovamente in ufficio e mi vogliono rivedere.
Ci rivado il giorno dopo giusto perché non mi costa nessuna fatica.
I toni si fanno più professionali ma che sono cool si vede decisamente (quante volte da adesso in poi sentirò pronunciare la parola cool??).
Intervistano me e arriva un' altra strappona fighissima,
Dallo scollo della canotta vedo anche le ovaie.
Parlano con me e si chiedono a che ora arriverà la fidanzata di chicco...
Finiscono con me e mi dicono che hanno altri due colloqui e che mi faranno sapere...
-quasi quasi non l'avevo capito...-

Sono le 19:00 mentre con le cuffie nelle orecchie sonnecchio tornando a casa.
Squilla il telefono...
"Ciao bella!!!"
- ah già la sorella che non sapevo di avere-
"volevo dirti che la scelta è ricaduta.."
"ah tranquilla non preoccuparti non c'è problema" - mi affretto a rispondere io
"nooo tesoro, volevo dirti che hanno scelto te!"
"eennhh??? me?"
" sììììì, sei contenta?"
...
...silenzio
"moltissimo..." rispondo

Ora tocca vedere se riesco a sopravvivere in questo posto senza prendermela troppo nel cul...ops...nel cool!

Foto: Odeline cool

martedì 21 settembre 2010

Oggi 21 settembre...


Giornata interminabile, fatta di ritardi del treno e di stanchezza cronica.
Esco dal nuovo ufficio imboccando Viale Parioli.
Il cielo è grigio e nuvoloso, c'è un insano caldo e non lo sopporto.
Cambio lato della strada, quello a sinistra mi piace di più, non so perché.
Passo le boutique costose, passo il negozio della Rolex, passo i tremila ristoranti, le macchine da fighetto parcheggiate cafonamente sul marciapiede.
Incontro le signore dell'alta borghesia romana e incontro i filippini che portano a spasso i cani.
Alzo la testa e guardo un balcone... chissà poi chi mi aspetto di vederci.
Distolgo lo sguardo e immaginano la vista che ci potrebbe essere da una di quelle terrazze. Anzi no..la ricordo e basta.
Ancora due passi, solo due passi e la vedo cadere sulle mie scarpe. Una foglia gialla.
Una folata d'aria e lei leggera e profumata d'autunno arriva sui miei piedi.
Che buffo, riesco solo più a sorridere. La sera che sta arrivando, il tempo che scappa stancamente dalle mie mani non contano più nulla. Sento l'odore delle foglie, è intenso e prepotente. Riempie le mie narici sovrastando l'odore del traffico.
Mi fermo e solo allora mi rendo conto che è arrivato.
Oggi è il 21 settembre...

Foto: tramonto vercellese Agosto 2010

domenica 19 settembre 2010

Eau Claire des Merveilles


E' l' 1:40 di notte quando scendendo dalla macchina ho trovato l'odore della notte.
Ho chiuso la portiera e ho indugiato qualche secondo guardando il cielo stellato. Nonostante le molteplici luci si vedevano tutte le stelle una per una.
L'aria è umida e sembrava attaccarsi sulla pelle. Anche la notte sa di umido e di acqua.
Mi aspetto la pioggia, ma non c'e.
Una leggera aria mi riporta il profumo nuovo che indosso. Non è il mio solito profumo, ma una nuova variante di questo. Un regalo.
Me lo racconta mentre parliamo al telefono .
"Ti devo portare il campioncino del nuovo profumo di Hermes, l'ho trovato mentre giravo per Milano. E' buonissimo..."
Poi il regalo.

Sono anni che porto sempre lo stesso profumo.
Non lo cambio praticamente mai.
Quello, da sei anni, da quando lo sentii a Lisbona mentre passeggiavo sola per una qualche strada assolutamente sconosciuta.
L'unica volta che mi comprai quel profumo fu al mio ritorno da Lisbona.
Sono sei anni che lo indosso e non me lo sono mai più comprata. In un modo o nell'altro lo ricevo sempre da lui.
Anche questa volta. Anche questa nuova fragranza figlia di quella che si confonde con la mia pelle.
Lo vedo sorridere da dietro l'obiettivo della mia macchina fotografica.
Lo ricordo in ogni volta che mi portava il mio regalo.
Uno di questi ha atteso anni chiuso in un armadio.
Scartavo la confezione sapendo perfettamente di trovare quel profumo che oramai fa parte di me. Aprivo la confezione e me ne spruzzavo un altro po' sopra quello che già indossavo.

I minuti passato, la notte si fa scura e l'aria bagnata mi riempie i polmoni. Svaniscono quelle note cipriate e legnose, esattamente come si dissolvono attimi e momenti...una terrazza, una soffitta piena di DVD, un estate torinese.
Le stelle non ci sono più.
Forse pioverà.

Foto: cielo romano dopo una giornata di pioggia

lunedì 23 agosto 2010

Qualche estate fa...


Sono seduta su una panchina di cemento che affaccia sul giardino. Gli altri, tutti in casa a decidere che preparare per la cena.
Che palle.
Il crepuscolo sta piano piano scendendo, ed è bello. Il sole tiepido tramonta e l'aria fresca passa tra le foglie di un albicocco, portando l'odore pungente della campagna.
Guardo il sole tra le foglie dell'albero, guardo la campagna incolta oltre la recinzione.
Un'estate senza mare.
Ogni tanto la sera quando sono sul terrazzo di casa e tira un po' di vento si sente l'odore salmastro e per un attimo ti sembra quasi di essere vicino alla spiaggia.
Ricordo le estati passate.
Le ricordo bene.
Ricordo il mese trascorso proprio in questo mare ben sei anni fa. Ricordo conchiglie e acqua. Ricordo spiagge calde e partite a carte. Ricordo di essermi voltata a guardare chi mi aveva fatta sorridere distraendomi dalla mia lettura.
Il vento soffia ancora.

Ricordo Torino.
Avere tempo.
Avere tempo e fare i turisti in terra non del tutto straniera.
L'allegria della semplicità mentre scegliamo insieme i magnetini per il mio frigo.
La bellezza nello scattare foto e vederlo sorridere.
E il vento soffia ancora.

Ho bisogno dell'acqua. Sono lontana dall'acqua da troppo tempo. Ho bisogno del sale sulla pelle. Ho bisogno del mare alle sette di sera quando non c'è quasi più nessuno e il sole sta calando.
Sapeva di mare.
Quell'odore di sabbia, salsedine e crema dopo sole mi dava alla testa. Sono passati diversi giorni eppure ancora lo sento.

La stanza nella penombra calda ed afosa era come cristallizzata.
"cos'hai? "
"nulla"
"sei triste?"
E nel momento stesso in cui pronuncia quelle parole mi torna in mente " L'amante" di Marguerite Duras
"Un po' " gli rispondo.
Infinitamente avrei dovuto dire.

"...Anni e anni dopo la guerra, dopo i matrimoni, i figli, i divorzi, i libri, era venuto a Parigi...
Le aveva telefonato. Sono io. Lei l'aveva riconosciuto alla voce. Le aveva detto: volevo solo sentire la tua voce. Lei aveva detto, ciao, sono io.
...E poi sembrava non avere altro da dire. Ma poi glielo aveva detto. Le aveva detto che era come prima, che l'amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere di amarla, che l'avrebbe amata fino alla morte."


Foto: Campo di riso non ancora maturo. Vercelli

lunedì 5 luglio 2010

Sono in standby


Mi sono resa conto di avere talmente tante cose per la testa, che non ho nulla da dire. Né a me stessa, né a nessun altro.
Io, la mia testa, i miei pensieri sono talmente tanto incasinati, confusi ed abbondanti che non so nemmeno più gestirli. Temo che se aprissi bocca e cominciassi a parlare, direi talmente tante cose da sconvolgere l'esistenza di più o meno mezzo mondo, compresa la mia. Soprattutto la mia...e non sono pronta a questo. Non ancora.
Sono in standby per necessità.
Devo aspettare che la lavagna di ripulisca, che i concetti riprendano un ordine logico, che i miei neuroni ricomincino a dare un movimento ordinato a tutto.
Francamente non so bene come dare inizio a questo processo. Mi sento schiacciata. Come mi mancasse l'aria.
Tremila situazioni sospese aspettano, con la falce in mano, che io mi decida a metterci un punto.
Io aspetto che si sistemino da sole, perfettamente consapevole che ciò non accadrà mai.
E' come se remassi contro corrente per scappare da un qualcosa che non sento mio, ma allo stesso tempo non so prendere la direzione giusta.
Se trovassi la corrente a favore, se capissi da che parte sta, se riuscissi a prendere i remi giusti, se mi decidessi a cercarla con un minimo di coerenza...
Mentre scivo tutti questi "se" sento già la frase che mi risuona nelle orecchie.
" Con i se e con i ma la storia non si fa"
Io decisamente non sto facendo la storia.

domenica 20 giugno 2010

Voglia di mare

Il cielo è grigio, le nuvole sono cariche di pioggia ed io ho voglia di mare.
I miei piedi nudi affondano lentamente nella sabbia fredda. Mi avvicino alla riva e lascio che i polmoni si riempino di odore salmantro mentre i capelli cominciano a diventare pesanti per l'umidità.
Non c'è sole e le onde sono alte. Si infrangono rumorosamente ai miei piedi e l'acqua raggiunge la punta delle mie dita, non tento nemmeno di sfuggirle. Me l'aspetto gelata, ma non sento alcun brivido corrermi lungo la schiena.
Abbasso lo sguardo in cerca di conchiglie, ma ne trovo solo pochi frammenti.
Frammenti di conchiglie, e frammenti di ricordi.
Una stanza nella penombra, vestiti sparsi casualmente sul pavimento, dita che si intrecciano tra capelli scompigliati.
Il vento è forte e comincio a sentire freddo. Freddo sulla pelle e freddo sotto di essa.
Istintivamente porto la mano al collo, quasi per controllare che sia lì dove è stata messa.
Nè il vento umido, nè le onde alte e nemmeno la sabbia fredda l'hanno portata via.
La mia neve è ancora lì, dove l'ha messa. Calda come la mia pelle, come le sue mani.



Foto: Fiumicino, il mare di Passoscuro.
Foto2: Odeline che non riesce a stare lontana dall'acqua e si inzuppa tutti i jeans...

sabato 19 giugno 2010

Con le gambe sul tavolo


Salgo le scale di corsa facendo i gradini due a due, mentre mi sfilo il vestito botticelliano dalla testa.
Con una mano lo lascio cadere sul letto, mentre nell'altra ho già la maglietta nera dei Mothoread.
La indosso velocemente. E' molto più grande della mia taglia, mi arriva a metà coscia e mi copre tutto il necessario. Mi avvicino alla persiana ancora calda e con un rumore cigolate, da vecchio film dell'orrore la apro.
Sposto piano la sedia, posizionandola alla giusta distanza, ci giro intorno, lentamente mi siedo. Non ho più fretta. La bellezza di un rito sta nella sua calma.
Abbandono le ciabatte, sul pavimento e con un gesto fin troppo elegante per la situazione alzo le gambe e le appoggio sul tavolo.
Mi lascio cadere sullo schienale della sedia, mentre la fine tiepida di una giornata mi sta illuminando in pieno il viso sempre troppo pallido.
Gli occhi mi si chiudono un istante. Sono sola. Amo quella solitudine. Le gambe sono alzate e sembra che il sangue circolando più fluidamente vada a risvegliare i pochi neuroni che la fine della settimana ha reso intontiti.
Mi sembra già di sentirla... "Nina, metti giù quelle gambe, ma ti sembra il caso??? Un po' di educazione, sembri proprio una cammella..."
Sì, sì, lo so nonna che questa posizione non è fine ed elegante, ma è la mia posizione preferita, quella che davvero mi rilassa, quella che mi vede nel massimo della mia naturalezza. Quando allungo le gambe su un tavolo, o una scrivania, significa che sto proprio bene. Quindi, nonna, per una volta scuserai se riporto il pensiero che ti riguarda nel cassetto dei ricordi?
Il ricordo della nonna svanisce come una delle tante nuvole che stanno adombrando un cielo triste e caldo.
Mi sistemo ancora meglio, le mani si posano dietro la nuca ed accompagnano un nuovo pensiero.
E' davvero un peccato che certe persone compaiano nella mia vita, giusto il tempo per creare una mancanza.Entrano, insegnano qualcosa, si fanno amare, lasciano la loro traccia sulla mia pelle e poi riescono dalla porta di servizio. Ne vedo la scia come accade per le stelle cadenti nella notte di San Lorenzo. Stelle bellissime, lumisone, che attraversano il cielo per pochi istanti e a te non ne resta che il ricordo del loro passaggio.

Il vento si alza, i capelli intrappolati nella pinza cominciano a divincolarsi, una ciocca si libera ricadendo disordinatamente sul viso. Dovrebbe infastidirmi, ma non è così. La lascio libera di muoversi libera dalle costrizioni della pinza, libera dalle imposizioni dell'ordine, libera come sono io in quel preciso istante.

Le gambe sono sul tavolo, il cielo sembra incendiarsi , forse perché consapevole che io lo sto ammirando in tutta la sua sfacciata bellezza, ed io ho il sapore agrodolce della malinconia.
Meglio di così...

Foto: Roma, cielo prima di un temporale.

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